L’Eucarestia nella quotidianita #monasteroWiFiRoma

E alla fine dopo tante catechesi del lunedi sull’eucaristia del Monastero Wi-Fi di Roma, abbiamo chiuso il nostro anno di incontri con the real thing, la messa celebrata. Pubblichiamo qui l’omelia di padre Mario Piatti: sono i suoi appunti e quindi non ci sono le battute e le divagazioni che ha fatto (meritavano anche quelle!) ma l’occasione di avere tutto pronto senza l’eroico lavoro dei trascrittori era troppo ghiotta. Appuntamento al 9 settembre, quando l’incontro sarà al Don Guanella, per coinvolgere le ospiti della struttura; poi avremo padre Maurizio Botta al Battistero il 7 ottobre, e il 9 novembre siamo tutti invitati a San Pietro!
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Omelia di padre Mario Piatti
Battistero di San Giovanni in Laterano, 1 luglio 2024
Siamo giunti al termine di questo percorso (che proseguirà ancora per un paio di incontri a settembre) nel quale si sono riscoperte –almeno in parte: il mistero ci supera sempre– la ricchezza e la bellezza della celebrazione eucaristica, della adorazione, del “permanere” di Cristo nella Chiesa, attraverso la sua Parola, il suo Corpo e il suo Sangue, la Carità (Ignazio di Antiochia scriveva «Il sangue di Cristo è la carità» Ai Tralliani VIII,2; «Con la croce nella sua passione il Signore vi chiama, essendo voi sue membra. Il capo non può nascere, separatamente, senza le membra poiché Dio ci ha promesso l’unità, che è Egli stesso» Ai Tralliani XI,2.)

Quante cose si sono ascoltate, imparate o “ripassate” (come fa a scuola): c’è sempre qualcosa di nuovo o qualcosa di antico ridetto dallo Spirito al nostro cuore, in modo nuovo. E lo Spirito che suggerisce, che affascina, che introduce nel mistero di Cristo (un inciso: per “deformazione professionale” noi sacerdoti facciamo più fatica ad ascoltare, crediamo di sapere già tutto; eppure, se scopriamo che Dio sta interpellando ciascuno di noi, che per ciascuno ha un “accento” originale, unico, allora il cuore si fa attento e si fanno delle scoperte impreviste e preziose. Dio ha una parola per ogni suo figlio; Dio ha uno sguardo e un cenno di amore per ciascuno).

Al termine di questo ciclo di catechesi, vogliamo vivere il mistero che abbiamo meditato, adorato, amato: vogliamo calarlo nella nostra quotidianità. Nelle “cose di Dio” è necessario passare sempre dalla riflessione alla vita: tutto ci è stato detto e donato perché diventi in noi vita, vita nuova, vita da risorti. La nostra fede non è relegata a scaffali di biblioteche (seppure, naturalmente, l’intelligenza della fede, l’approfondimento delle verità rivelate siano necessari per il nostro cammino) e neppure a simposi, convegni, programmazioni pastorali ecc.: tutti (o quasi tutti) elementi importanti, se ci conducono alla conversione del cuore, se ci fanno penetrare nel Cuore di Cristo, se ci aiutano ad amare ancora di più i nostri fratelli e le nostre sorelle, compagni del cammino, coeredi del medesimo destino.

Ogni celebrazione ci fa ripercorrere il Mistero Pasquale non come una rievocazione, come fosse sfogliare le foto di famiglia, con la struggente nostalgia di un passato ormai trascorso.

Fin dalle origini la Chiesa ha colto il valore “memoriale” delle parole e degli eventi di Cristo, assegnando un significato nuovo all’ascolto delle Scritture e alla celebrazione dei “Misteri”.

Cristo è contemporaneo alla vita, all’oggi, al presente, di ciascuno di noi: è contemporaneo a ogni istante della nostra esistenza. La Messa è “il top” di questa irruzione costante del Signore nelle vicende dell’uomo. La Messa ci riconduce al Mistero Pasquale che si compie oggi, qui, per me. Per noi.

Si compie questa sera, in questa situazione storica – universale e personale, a questo punto del percorso di ciascuno – in una “congiuntura” di eventi, di circostanze, di sentimenti, di affetti che si realizza solo ora: hic et nunc.

Questa rete infinita di relazioni, di gioie e di dolori, di desideri, di ansie, di speranze e di preoccupazioni, è bagnata, ancora una volta, dal Sangue di Cristo, che ridona un significato nuovo a tutto.

Ogni Messa è la Cena del Signore, condivisa con i suoi discepoli, con noi; ogni Messa è la preghiera di Cristo, la sua invocazione al Padre; il suo arresto, la sua umiliazione, i flagelli le spine, il Calvario, l’odio e la violenza che lo investono e lo travolgono; la Croce e la Morte, 1’abbandono nelle mani del Padre e l’estrema intercessione per noiche spesso – come i suoi crocifissori – neppure sappiamo quello che facciamo.

E poi 1’alba della Risurrezione, dell’ottavo giorno (richiamata dalla pianta ottagonale di tanti edifici sacri, compreso il Battistero di San Giovanni), del giorno della Nuova Creazione, del quale siamo tutti partecipi, la cui luce pervade la nostra vita e vorrebbe giungere fino alle “estreme periferie” del nostro cuore.

Gesù passa, beneficando, risanando, guarendo. Ma poi accetta la Volontà del Padre, offrendo totalmente se stesso nella sua Passione, nella apparente “inattività” della Croce, dove è inerme, ormai inoffensivo, incapace di muoversi e di chinarsi sulle tante povertà umane.

Eppure, e proprio quel Mistero di apparente “inutilità” che ci salva, che ci ricompone, che riassetta i frammenti delle nostre esistenze caotiche e contraddittorie, perché siamo aspersi da quel Sangue e ritroviamo tutta la bellezza e la fecondità della nostra origine e del nostro destino.

Il Mistero della Croce, il silenzio dell’offerta, le parole di intercessione che salgono al Padre, ci fanno riconsiderare la vita, l’efficienza, la produttività delle nostre azioni.

Che valore hanno, agli occhi del Signore, la preghiera e la riparazione che quotidianamente salgono al Cielo dalla (spesso) incompresa Vita claustrale, dove ogni giorno si impetra grazia, misericordia, perdono, per la Chiesa e per il mondo intero?

Quanti nostri fratelli e quante sorelle offrono se stessi – unendosi al Sacrificio

Eucaristico – dagli altari delle loro croci domestiche, dal letto di una infermità, da fatiche abbracciate per amore di Dio e del prossimo?

Venendo a noi: che cosa vale, che cosa è importante della nostra vita, che cosa

“produce” il bene? Quanto sono preziose le “pause” quotidiane, il raccogliersi, pur brevemente, dinanzi al Signore! Quanto è preziosa l’adorazione, il sostare qualche istante, nelle nostre Chiese, elevando il cuore e la mente a Dio!

L’Eucaristia ci educa a ridisegnare i confini della vita secondo il Cuore di Dio, unendo la nostra esistenza alla vita di Cristo (gesto significato sacramentalmente nelle poche gocce d’acqua, aggiunte al calice del vino, che diverrà Sangue di Salvezza, “carità” di Dio offerta per noi), perché attraverso le prove quotidiane partecipiamo, già qui in terra, alla gioia infinita della Gloria, della Risurrezione di Cristo.

Riscoprire la valenza positiva, determinante della preghiera – e della preghiera “per eccellenza”, la celebrazione eucaristica – non sminuisce affatto il valore delle nostre azioni, del lavoro, dei rapporti affettivi, ecclesiali, sociali. Anzi, permette di acquisirne ancor più il senso, infondendo nella monotonia di ogni giorno il torrente impetuoso della Grazia, la luce di Cristo Risorto: “Grigiore della vita quotidiana, quanti tesori sono nascosti in te!” (così scriveva Suor Faustina K.).

Un’antica laude medioevale – attribuita a Jacopone da Todi – diceva:

Troppo perde il tempo chi ben non t’ama, dolc’amor Jesi.t sovr’ogni amore… Amor, chi t’ama non sta ozioso, tanto li par dolze deTe gustare; ma tutto sor vive desideroso come te possa stretto più amare… ” (dal Laudario di Cortona – sec XIID.

Troppo perdiamo il nostro tempo – il prezioso, unico, irripetibile, tempo della nostra vita – se non amiamo il Signore, se non lo cerchiamo sempre, se non gli permettiamo di dilagare dentro la nostra esistenza, se non rendiamo “eucaristiche” le nostre giornate.

Qualche secolo dopo, il grande apostolo di Roma, San Filippo Neri, con altre parole ridiceva la medesima cosa: “Chi vuol altro che Cristo non sa quel che domanda “. Per Lui solo vale la pena di vivere, di soffrire, di amare, di gioire, di faticare; la sua amicizia vale più di tutti i tesori della terra, 1’affetto del suo Cuore riempie l’anima più di ogni legame, pur sano e santo.

Diceva Giovanni Paolo II ai giovani (Messaggio per la XV Giornata Mondiale – 29 giugno 1999):

Non volgetevi perciò ad altri se non a Gesù. Non cercate altrove ciò che solo Lui può donarvi, giacche «in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati»»”(At 4, t2).

E nell’Omelia di Tor Vergata (20 agosto 2000, nn. 3-4) affermava:

Voi pensate alla vostra scelta affettiva, e immagino che siate d’accordo: ciò che veramente conta nella vita è la persona con la quale si decide di condividerla. Attenti, però! Ogni persona umana è inevitabilmente limitata: anche nel matrimonio più riuscito, non si può non mettere in conto una certa misura di delusione… non c’è in questo la conferma di quanto abbiamo ascoltato dall’apostolo Pietro? Ogni essere umano, prima o poi, si ritrova ad esclamare con lui: «Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Solo Gesù di Nazaret… è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore mano“.

E ancora:

L’Eucaristia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ciascuno di noi in maniera personale ed unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglio, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell’ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti, Egli ci fa sentire la sua voce. Sì, cari amici, Cristo ci ama e ci ama sempre! Ci ama anche quando lo deludiamo, quando non corrispondiamo alle sue attese nei nostri confronti. Egli non ci chiude mai le braccia della sua misericordia“.

Solo Lui continua ad amarci, anche quando lo deludiamo (cioè più o meno sempre…).

Concludiamo con un riferimento necessario, mai “convenzionale”, a Colei che ha il solo e unico desiderio di condurci al Figlio.

Maria Santissima, “Donna Eucaristica”, ha vissuto in pienezza, da Madre, il rapporto con Cristo, conformandosi in tutto a Gesù: nei pensieri, nel Cuore, nella volontà, nei sentimenti, nelle attese, nelle scelte. In tutto si è associata al Figlio, condividendone i “Misteri”, della Gioia, della Luce, del Dolore e della Gloria.

In fondo si può anche pensare che nella celebrazione eucaristica rivivano e riprendano “spessore” e consistenza i Misteri che meditiamo nel Rosario: così, ogni Messa riattualizza anche il percorso della Vergine Maria, alla sequela di Cristo, dedita interamente alla Persona del Figlio e “alla sua Opera”, che siamo poi noi..

I Santi ci insegnano che a ogni celebrazione è presente la Madre, che Ella ci accompagna all’ascolto della Parola e all’incontro sacramentale con Cristo; ci prepara a riceverlo, ci educa a ringraziarlo, ci aiuta a introdurlo nella nostra giornata; favorisce e incrementa in noi e tra noi il tessuto della carità fraterna.

I “luoghi di Maria” sono tutti “luoghi eucaristici”. Dove Lei appare, rinasce e rifiorisce la Chiesa. Amarla, pregarla, implorarla perché ci sostenga maternamente è un atto doveroso.

 


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