Marciare per la Vita per fare la nostra parte

di Costanza Miriano

Lo so, il caldo è scoraggiante. Quella voce che ti dice “ma chi te lo fa fare?”, e te lo dice un po’ sempre quando decidi di manifestare qualcosa, col caldo si rinforza, ti sussurra che siamo immersi in una cultura della morte, che le manifestazioni non servono a niente, che gli altri hanno in squadra tutto il mondo della cultura, dell’intrattenimento, della musica e dei social, tutto tutto, e quindi che possiamo fare noi irrilevanti, ininfluenti, neanche tantissimi marciatori per la vita, domani a Roma alle 14 con quest’aria irrespirabile?

Se marciamo possiamo rispondere alla nostra coscienza: ho cercato di fare tutto quello che ho potuto, senza badare al risultato. Ho provato a essere presente ovunque si sia levata una voce in difesa di un bambino, dentro o fuori dal grembo materno. Non ho fatto distinguo, non ho dato patenti di purezza o ortodossia. Ogni volta che ho potuto, che qualcuno ha organizzato qualcosa, ci sono stato. Ho provato a far presente questo tema anche nell’ambito pubblico. E quando ho potuto fare qualcosa di concreto, ho cercato di farlo. Se in America non ci fossero state milioni di persone che per anni non hanno smesso di crederci, andando all’oceanica March for life a Washington, la sentenza Roe vs Wade non sarebbe stata ribaltata, il vento non sarebbe cambiato. E sappiamo che quello che avviene in America dopo un po’ avviene anche da noi. Quindi è possibile.

Domani, quando il sonno, la pigrizia, i panni da stirare, la cena da organizzare combatteranno contro il mio senso del dovere, penserò al mio amico che viene in treno dal Piemonte, e si fa il ritorno con un  flixbus, solo perché ci possa essere una bandierina in più lungo le strade di Roma. È l’amico che mi scrive di notte amareggiato dalle dichiarazioni di certi sedicenti cattolici che dicono che l’aborto sicuro è un valore. Certo, meglio un morto che due, questo è sicuro, ma non è meglio aiutare le donne a non commettere volontariamente questo atto mortale (per il bambino)? Che poi, perché questa sottolineatura sul “sicuro”. E dove sarebbe, ci chiediamo, in Europa l’aborto non sicuro? Credo che sia l’unica prestazione sanitaria che viene sempre e dico sempre (compreso il tempo del covid in cui anche gli screening dei tumori erano sospesi) erogato tempestivamente e gratis. Sempre. Che bisogno c’è di reclamare l’inserimento dell’aborto tra i diritti della Costituzione Europea se non c’è in realtà nessun pericolo che tale pratica non venga eseguita?

La verità è che chi lavora per la modifica in tal senso della Costituzione vuole cambiare ancora di più la mentalità: l’aborto per la nostra legislazione è una pratica medica concessa in caso di grave pericolo della madre. E invece nella realtà è successo qualcosa di molto diverso. Da evento estremo ed eccezionale è diventato evento comune e fatto con incredibile frequenza (tra chirurgico e chimico credo proprio che abbiamo superato i sette milioni di bambini eliminati). Da qui il passo successivo è farlo diventare un diritto, una conquista da festeggiare con gioia, non una tragica evenienza.

Dobbiamo esserci domani, dobbiamo invertire la rotta del pensiero comune, incepparlo. Dobbiamo almeno mettere il seme del dubbio anche nel dibattito pubblico, oltre che nei nostri piccoli giri di amici e conoscenti. È vero, se sto a casa io il risultato non cambia. E forse non cambia neanche se ci stiamo tutti. Però noi non possiamo sapere quando il vento soffierà da un’altra direzione. Perché succederà, come sta succedendo in America. E quel giorno noi potremo dire di avere fatto la nostra parte.