Quello che è più nostro della nostra stessa vita

di Costanza Miriano

Domenica scorsa volevo andare a due messe: una di sera a Chiesa Nuova, per incontrare gli amici, una nella mia amata parrocchia, dove sarebbe andato mio marito, di turno al lavoro la sera. Siccome era la messa “di scorta”, per stare con mio marito, sono arrivata più in ritardo del solito (sì lo so sono una brutta persona), e non mi hanno fatta entrare. Vuol dire che i pochi posti disponibili rispettando le distanze erano stati presi, e mentre deploravo la mia sciatteria, gioivo perché erano mesi che non vedevo raggiunto il terzo della capienza.

Tornando a casa, per la via che costeggia la chiesa, una signora mi ha fermata: “non se ne vada, abbiamo preparato una messa anche per i ritardatari, nella mensa dei poveri! Inizia fra poco, venga! Nessuno deve rimanere fuori dalla messa! Prima ci hanno messo paura, poi ci hanno tolto l’unica cosa che ci salva dalla paura. Non gliela diamo vinta!”

Ecco, avrei voluto baciarla, quella signora ferma per la strada a raccogliere la gente, a invitarla a messa, a dire di non avere paura, di riprenderci ciò che è più nostro della nostra stessa vita.

Vorrei fare come lei, vorrei che in tanti facessimo come lei, e vorrei che tanti fossero come i sacerdoti della Natività di via Gallia, che hanno moltiplicato le messe per poter accogliere tutti, e che durante il lockdown hanno tenuto la chiesa aperta dalla mattina presto alla sera tardi distribuendo l’eucaristia a chiunque andasse, a qualsiasi ora, con una piccola preparazione e un momento di preghiera, e hanno confessato sempre, a tutte le ore. Hanno rispettato le regole – mascherine, posti a sedere segnati, disinfettante etc – ma hanno occupato tutti gli spazi possibili, lasciati aperti dalle regole. Hanno dato a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, tenendo più aperto di prima, essendoci più di prima, a differenza di tanti parroci che hanno cancellato messe, chiuso corsi e catechesi, eliminata l’adorazione eucaristica (notoriamente la folla si accalca, all’adorazione, vedeste che ressa…).

Non è un mistero il crollo a picco della frequenza delle messe, ci sono i dati, me lo raccontano tutti, ovunque vada, lo vedo quando incontro sacerdoti increduli perché c’è qualcuno a cui la messa interessa ancora; della poca gente tornata in chiesa ha parlato anche il Cardinale De Donatis in cattedrale incontrando gli operatori delle équipes parrocchiali (diversi dei quali avevano disertato a loro volta), e aprendo l’incontro con una lunga adorazione eucaristica, tanto per ricordare cosa deve stare al centro anche quando si parla della pastorale.

Ovviamente già si discute da tempo sul tema “di chi è la colpa” (come sappiamo dividerci noi cattolici, nessuno). Mi sono già espressa – secondo me non bisognava permettere che le leggi in chiesa le dettasse il governo, così come non si può imporre a un medico di uccidere un bambino nella pancia della mamma: non tutto ciò che è legge è giusto – ma credo che adesso non sia importante distribuire le colpe, dobbiamo chiederci come possiamo fare per aiutare la Chiesa, cioè il corpo di Cristo.

L’unica risposta che trovo è: essere cristiani più seri, vivere come vive chi sa che l’unico vero virus è quello del Maligno, e l’unica vera salvezza viene dal sacrificio di Cristo. La Messa è il momento in cui l’eterno irrompe nella storia e la cambia per sempre, toglie potere alla morte che vuole tenere sotto il suo dominio i cuori di tutti. La Messa è l’unico vero atto rivoluzionario che l’umanità possa compiere, è la ribellione alla morte e al peccato. Dobbiamo essere come la signora che invitava i ritardatari alla messa, ma soprattutto dobbiamo pregare perché il Maligno che ha architettato tutto questa situazione non vinca nei nostri cuori e non vinca nel mondo. Pregare senza interruzione, più di prima, per dare coraggio ai fratelli impauriti e anche a qualche pastore scoraggiato, messo in panchina nei mesi scorsi e poi forse rimasto lì per inerzia.

Nel nostro piccolo, il monastero wi-fi è stata una intuizione della mia amica bionda e delle sciatagalline che abbiamo messo insieme: anche se non possiamo vederci, rimaniamo in comunione via wi-fi cioè via Spirito Santo, e cerchiamo di essere lievito nella Chiesa, ognuno dove si trova. Rompiamo le scatole ai parroci, andiamo, chiediamo, vediamoci a pregare insieme, anche in due o tre,

A questo proposito, ricordo che l’incontro previsto a ottobre a san Giovanni in Laterano è stato rimandato perché stiamo studiando come accogliere le oltre duemila persone delle altre volte (e magari di più): la data presunta (come dicono i ginecologi per i parti) è il 23 gennaio, ma vi terremo aggiornati, bisogna vedere gli sviluppi.

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