Fase 2: e le messe?

di Costanza Miriano

Una volta, quando avevo i figli piccoli, mi capitava di non riuscire ad andare a messa quando si trovavano a scuola, così li portavo con me nel pomeriggio. Ovviamente loro non ne avevano nessuna voglia, per cui, da irreprensibile educatrice quale sono, tentavo di comprarmeli, perché nel contratto madre-figli era contemplata solo la messa festiva. Una messa feriale = un ovetto kinder o una bustina dal giornalaio. Una volta ebbi un rigurgito di serietà, per cui decisi di provare a convincerli senza regalo, spiegando loro quale privilegio sia assistere a una messa, per cui non solo non si ha diritto a nessun regalo, ma anzi è chi è invitato a partecipare che dovrebbe farlo, un regalo.

Da quella finestra del tetto della chiesa entra un raggio fortissimo di Spirito Santo – raccontavo con grande enfasi – e davanti a noi Gesù è di nuovo crocifisso, muore e si spezza per noi, anche se non lo vediamo, e il pane diventa veramentissimamente il suo corpo. I cieli si squarciano, si apre un varco nel tempo. Diventiamo contemporanei di Gesù, e possiamo stare davanti a lui, vivo, in carne ed ossa e sangue. Il racconto era pieno di particolari e serissimo, e le più piccole mi ascoltavano a bocca aperta. Lo so, è una ricostruzione piena di imprecisioni teologiche (se avessi detto transustanziazione non avrebbe avuto grande appeal), ma sostanzialmente vero: la mia interlocutrice più giovane aveva due anni e mezzo. E detto in termini da asilo nido, questo è quello che succede davvero. Miliardi di persone in duemila anni hanno creduto questo, alcuni sono morti per affermarlo. Molti episodi riconosciuti dalla scienza lo confermano.

Ovviamente la maggior parte della gente non lo crede, ma i cattolici che cercano di vivere – con tutti i limiti e le cadute – in ragione del proprio battesimo, lo credono. È una cosa che non si può affermare in un salotto televisivo né del mondo, né in un contesto politico, senza rischiare di essere considerati degni di un TSO, però è la nostra fede. L’esercizio di questa fede è tutelato, è un diritto costituzionale, ancora, almeno sulla carta.

A desumere dalla decisione presa dal governo, immagino che nessuno dei membri pensi davvero che questa verità per cui molti martiri sono morti sia una cosa seria – dalla incerta esposizione del presidente Conte sulla Pasqua sarei autorizzata a pensarlo, ma comunque il suo cuore lo conosce solo Dio – altrimenti non avrebbero considerato la messa alla stregua di un qualsiasi assembramento. Andare alla messa non è vedere un film, assistere a una conferenza o uno spettacolo. Si avvicina un po’ di più a una finale di Champions, mi si perdoni, ma solo nel senso che è una cosa spettacolare e grande che succede dal vivo. Solo che la cosa che succede alla messa è infinitamente, incomparabilmente più importante, e a differenza della finale di Champions si può svolgere senza che nessuno dei presenti si sfiori.

D’altra parte, i membri del governo sono in buona compagnia: non sono molti, neanche fra i battezzati, a crederlo seriamente. Infatti quella volta che convinsi i miei figli a venire a messa solo per assistere a questo prodigio, invisibile ma vero, quando entrarono nella chiesa quasi vuota, con poche vecchiette che sembravano piuttosto assuefatte alla celebrazione (come spesso capita anche a me, purtroppo), Lavinia, anni due e mezzo, mi chiese: “mamma, ma a lolo non glielo ha spiegato nessuno che sta succedendo? Lo devi spiegale anche a lolo. Diglielo, che è lisolto!”

Insomma, si parla di fase due, riaprono diversi tipi di negozi, le librerie “perché nutrono lo spirito” ma non si parla di riapertura delle messe ai fedeli. Ci sono posti nel mondo dove la gente va a messa a rischio della vita, si vede che c’è davvero qualcosa di grosso, che per qualcuno è molto più di una libreria (non conosco nessuno che sarebbe pronto a morire per leggere un libro di Saviano, per esempio).

Ovviamente il mondo non sa manco cosa sia, una messa. Ho sentito in tv il vaticanista del Fatto dire che alla gente manca la messa perché mancano gli abbracci e il contatto. Devo spiegare anche a lui, con le parole dell’asilo nido, cosa succede in realtà a una messa. Ho sentito i giornalisti di Sky parlare della preghiera del 27 marzo in piazza san Pietro come “la messa del Papa”. Non c’è stata alcuna messa in piazza il 27, ma è ovvio che giornalisti e politici per la maggior parte non hanno la minima idea di cosa sia una messa. Con loro non me la prendo, mi dispiace per loro che non sanno cosa si perdono.

Però è compito dei pastori ricordarlo. Chiedere con tutte le forze che questa cosa preziosissima non ci venga tolta. Spiegare cosa succede, e quanto è fondamentale per noi, chiarendo quanto è diverso parlare al telefono con una persona o vederla dal vivo (se volete vi mando mia figlia, lei lo sa). Il fatto è che la Chiesa è complessata, si vergogna di se stessa, ha paura di essere impopolare o di creare problemi, e sa bene che è accettata solo quando fa del bene, e ne fa tantissimo, più di tutti. Ma non è compresa quando parla di croce e vita eterna e novissimi e sacramenti. È un argomento sconveniente in pubblico, non lo si può mettere a tema.

Quanto alle chiese domestiche che tanti ci dicono che dobbiamo apprezzare grazie alla mancata partecipazione alle messe, è ovvio che la chiesa domestica è la realizzazione quotidiana del sacramento, non è in alternativa a esso, e per quanto mi riguarda non si può vivere senza quello: se uno va a messa mezz’ora, ha il resto del giorno e della notte per pregare dal bagno, dalla cucina, per dare la vita ai propri cari, per amare e fare tutte le cose che ci suggeriscono di fare i sostenitori della sospensione delle messe, come se chi va a messa poi nel resto della giornata si sentisse autorizzato a essere una brutta persona. Al contrario, a me sembra che quando mi allontano dai sacramenti lo sono molto di più, una brutta persona.

Ho sentito da amici di tante belle celebrazioni di veglie pasquali fatte nelle case. Anche io con i figli (mio marito lavorava) ho letto le letture della veglia e vissuto un momento inatteso e molto bello. Ma chi era solo? Chi non ha una famiglia credente? Chi non condivide la fede con lo sposo? Chi ha i figli in fase di ribellione? Come sempre, i momenti difficili sono più duri da portare per i più deboli (allo stesso modo, i vip che dicono di stare a casa dal giardino forse non pensano ai bambini che abitano nei seminterrati), e di questi chi si sta preoccupando? Grazie al monastero wi-fi conosco migliaia di persone che vivono la fede senza la grazia di una comunità forte o di una famiglia numerosa, desiderose di comunione, che è il motivo per cui è nata la nostra comunione wi-fi. La chiusura delle messe sta abbandonando tante solitudini a sé stesse.

Non dico che non possano esistere in via teorica delle condizioni in cui davvero potrebbe essere pericoloso stare in un ambiente chiuso a quattro metri di distanza. Ma una peste che non colpisce nei supermercati dove si toccano le cose toccate da altri, e invece colpisce nelle chiese con le persone distanti come abbiamo visto a San Pietro, non mi pare credibile. Quanto alla battutina che gira in rete, che chi si contagia andando in chiesa dovrebbe essere curato solo a preghiere: siccome la gente continua ad ammalarsi anche se le chiese sono vuote o chiuse, proponiamo di curare i malati ingozzandoli di cibo, visto che possono essersi contagiati solo facendo la spesa. Ovviamente sono battute spregevoli: chiunque si ammali ha diritto a essere curato nel modo migliore.

In sintesi: di fronte alla enorme posta in gioco, con le messe, sono assolutamente certa che non ci si sia provato abbastanza, prima di accettare la chiusura ai fedeli. Lo so, mi ripeto, ma ci sono mille accorgimenti che si potrebbero tentare: numero chiuso, prenotazioni online (lasciando dei posti liberi per gli anziani che non hanno internet), messe all’aperto, in strada, in piazza, nei cortili, messe moltiplicate e con brevissime omelie, o nessuna. A San Pietro abbiamo visto alla messa del Papa i fedeli uno per panca (e senza mascherina): non conosco nessuna chiesa nella quale tutte le panche sarebbero occupate, nei giorni feriali. Ci si potrebbe mettere uno ogni 10 panche, ogni 4 nelle più affollate. È un’offesa alla nostra intelligenza e alla realtà proibirle, ed evidentemente chi ha fatto questa richiesta alla Cei non va a una messa feriale da molti decenni.

Quanto a quelle festive, ripeto, facciamo turni, messe multiple, prenotazioni, mascherine, guanti e tutto quello che si vuole. Dubito che non si riuscirebbe ad accogliere tutti, ma nel caso, pazienza, si aspetterebbe la domenica successiva. Una messa festiva ogni due è meglio di niente messe per tre mesi, e voglio essere ottimista.

Sennò ecco, rimane solo un’opzione, visto che a nessuno importa niente dei diritti dei cattolici: che Salvini faccia un energico, fermo e vigoroso appello affinché le chiese rimangano chiuse fino a Natale. È l’unica speranza, riaprirebbero domattina.

Commenti

  1. Carolina

    Ho letto con piacere quanto hai scritto, la cosa che più fa dispiacere e’ anche la mancanza di dibattito sull’argomento, una sorta di ‘censura’ globale, come se andare a messa non fosse un’esigenza vitale, ma qualcosa a cui rinunciare facilmente e chi si lamenta viene redarguito con ‘puoi pregare a casa, ovunque’… spero vivamente che ci sarà una fase 2 anche per le chiese, anche se per ora non mi sembra prevista. Certo il mondo è cambiato e cambierà tutto, incluse certe modalità all’interno delle chiese, ma la sostanza rimarrà eguale, noi fedeli ci adegueremo. Personalmente la messa mi manca moltissimo, come mi manca la comunione. Vorrei almeno che riaprissero con l’adorazione al SS Sacramento, senza assembramenti sarebbe possibile e farebbe a tutti un gran bene!

I Commenti sono chiusi.